Dalla solitudine al successo: guida e rimedi per non sentirsi più soli.

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Trasformare la solitudine in spinta positiva

Diamine, ci pensavo giusto ieri.

Da che età hai davvero la possibilità di stare da solo?

Sì, perché se ci pensi bene nasci e cresci sempre accompagnato da qualcuno. Qualcuno che pensa per te, che agisce per te e che sceglie in continuazione per te.

Insomma, qualcuno che non ti fa sentire mai abbandonato a te stesso.

Così diventi grande, magari anche adulto, e la solitudine non solo non l’hai mai veramente sperimentata ma nessuno te l’ha mai né insegnata né mostrata per sbaglio.

Diciamocelo, viviamo in una società che sa solo urlare a gran voce quanto questa condizione ti debba spaventare. Vuole solo farti sentire inadeguato, isolato e triste non appena cerchi di capirci un po’ di più su te stesso.

E si sa, per fare un po’ di chiarezza su chi sei ti serve distanziarti dal chiasso che il mondo che ti circonda non fa altro che proporti.

Devi restare solo.

Ok, ma come?

È vero, ti ho appena detto che non parti dalle condizioni più favorevoli, ma non per questo devi pensare già da subito ad arrenderti.

La solitudine è infatti una conquista che va fatta crescendo, sbirciando un po’ alla volta attraverso quella porta socchiusa da cui filtra una luce abbagliante da cui sai di essere attratto.

Un desiderio di conoscenza quasi istintivo che durante diverse fasi della tua crescita ti ha portato a dare qualche colpetto a quella stessa porta, senza però mai avere il coraggio di spalancarla del tutto.   

Sai che, nonostante un mondo illuminato in cui puoi camminare ogni giorno, è quella la luce che veramente ti attira. 

È lì che sta la tua interiorità. La possibilità di conoscere la persona che sei.

Però quella porta la puoi aprire solo tu.

Tutti gli altri proveranno a farti prendere le distanze, ti allontaneranno e cercheranno di farti perdere la curiosità nel sapere cosa troverai una volta superata quella soglia. 

Quindi cosa fare? 

Come entrare finalmente da quella porta se tutti ti tirano nella direzione opposta? 

Ascoltami…

Abbandona le credenze! 

Ciò che ti hanno sempre mostrato è solo quello che la società pensa che sia giusto per tutti, indistintamente.

È quel “senso comune” da cui devi scappare perché altrimenti inizierai a pensare e agire come tutti, credendo che la normalità debba essere quella che ti impongono.  

Impara a non fuggire dalla solitudine interiore. 

Questa è la strada più breve per arrivare a te stesso. Una strada che però non imparerai mai a percorrere se continui a guardare verso l’esterno, a ciò che ti illudi dia peso alle tue giornate.

Lasciati dare uno scossone. 

Voglio infatti partire da un messaggio forte.

La solitudine è un segnale evolutivo.

Al pari del senso di fame o di stress, essa rappresenta un importante indicatore per il nostro organismo.

Quando percepisci situazioni simili, il tuo cervello elabora una strategia per soddisfare quel desiderio.

Se hai fame, capisci come procurarti del cibo in modo da essere sazio in futuro.

Se ti senti stressato, cerchi di incanalare le energie affinché tu possa ritrovare una condizione di maggior serenità.

E se ti senti solo e triste?

In questo caso è il tuo corpo che ti sta dicendo di reagire in qualche modo così da poter tornare a socializzare, mostrando tutti i nuovi benefici acquisiti durante il periodo di introspezione.

Oggi però è facile soddisfare il senso di fame quando ci assale, proprio perché sin da piccoli ci viene insegnato come fare.

Ma quando si parla di solitudine possiamo dire che sia altrettanto semplice?

Per nulla.

Proprio perché nessuno ha una risposta univoca e perché non si ricerca in egual misura tale condizione, il processo da compiere per capire come stare da soli e come trarne vantaggio è totalmente soggettivo.

Devi essere tu a riconoscere la qualità del tempo che ti dedichi.   

Ma ciò ha senso solo quando imparerai a considerare la tua compagnia migliore di quella che potrebbe darti chiunque altro al mondo.

Tu sai intrattenerti come nessun altro e sai scegliere i binari giusti per intraprendere quel percorso di crescita personale che davvero ti serve.

Devi quindi capire che tutto dipende te.

Ogni azione, scelta o idea deve essere indipendente dal contesto circostante e nascere esclusivamente da quello che hai dentro di te.

E io, in quanto a scelte, ne ho presa una piuttosto particolare.

Prima ti parlavo di quanto ognuno debba saper individuare la propria via per scoprire come stare da solo e come trarre benefici positivi dalla solitudine.

Ebbene, la mia strada è stata quantomai particolare.

Sì, perché il mio primo vero momento in cui ho sperimentato la solitudine è stato in una camera d’hotel.

Fin qui tutto normale, dirai.

Più o meno.

Devi sapere che in quella camera ci ho vissuto per un anno intero.

Il lato positivo della solitudine: un percorso con cui impari a compiere scelte intenzionali

È così che mi immaginavo la mia prima grande esperienza interiore mentre approcciavo la solitudine?

Assolutamente no, ma questo non fa altro che rafforzare quanto detto prima. 

Non c’è un solo modo per arrivare a conoscere se stessi. E soprattutto non bisogna aver paura di come ci si arriva. 

Ricordati che il percorso è solo un mezzo per arrivare a quello che davvero ti deve interessare.

Ovvero?

Ecco alcuni spunti che potresti approfondire grazie a un percorso interiore condotto in solitaria: 

  • Ricerca i tuoi obiettivi
  • Indaga sui tuoi punti deboli
  • Valorizza i punti di forza
  • Impara cose utili
  • Crea le tue priorità
  • Pianifica nuove abitudini


Tutte cose che, per la prima volta, ti portano davvero a imparare a conoscerti e a capire quello che vuoi.

Ecco, in quel periodo trascorso in quella stanza d’albergo, ho passato la maggior parte del tempo a leggere, allenarmi, scrivere e studiare.

Ero arrivato a scoprirmi. A dialogare con me stesso.

Mi dicevo che volevo diventare una persona migliore rispetto a quella che era entrata in quella camera.

Volevo formarmi, imparare e diventare la migliore versione di me così da aiutare più persone possibili nella propria crescita personale.

Stare da solo è il motore con cui poter tornare nella società da persona che ha acquisito nuove consapevolezze.

La solitudine passa infatti da positiva a negativa solo quando sei tu a decidere che deve avere questa etichetta.

Quando resti troppo a lungo in quella condizione, rendendola quasi cronica, o quando non la stai sfruttando per i giusti motivi, ecco che diventa una trappola.

Sì, perché in questi casi non solo non stai dedicando tempo a scoprirti ma, proprio perché non sei mosso dal desiderio di capire chi sei, ti rintani in una finzione dove non sai neppure più cosa sia vero di quello che ti circonda.

Cadi in quei bias cognitivi che ti fanno vedere tutto distorto.

Vedi le cose sempre con un occhio negativo, ti senti erroneamente sempre giudicato, credi che tutti ti stiano illudendo e non trovi più alcuna fonte di speranza nelle persone che ti circondano.

Insomma, non sai chi è la persona che vedi davanti allo specchio e, come conseguenza, non sai neppure come questa dovrebbe comportarsi nel mondo.

Così capita che la solitudine, quando sfruttata male non diventa più uno strumento a tuo favore e di crescita.

Essa infatti non vuole portarti a restare da solo, ma il suo scopo è farti tornare quanto prima alla socialità.

Sì, hai capito bene.

La solitudine è quindi un asset che gioca a tuo favore.

E saperla sfruttare ti darà un immenso potere per capire cosa davvero vuoi e quello che puoi diventare. 

Se usata bene ti permetterà di farti diventare la versione migliore di te stesso.

Di aggiungere sempre qualcosa in più rispetto alla persona che eri prima.

A questo punto però ti chiederai se un anno passato in una camera d’albergo sia stato troppo per arrivare a queste conclusioni.

Forse.

Non lo so.

Ma come ti dicevo prima, ognuno non deve sottrarsi per timore al cammino che porta alla conoscenza di chi davvero è.

Le esperienze di solitudine che possiamo fare sono il metodo con cui riusciremo a rendere sempre più efficiente quell’arco di tempo in cui staremo a contatto con noi stessi.

Anzi, più ne accumulo e più saprò riconoscere io stesso quando e per quanto restare da solo.

Com’è possibile?

Semplice. Perché avrò sviluppato una visione molto forte e analitica di ciò che mi serve.

Saprò quindi vedere molto bene chi sono in questo momento, capire cosa mi serve per il futuro e strutturare un percorso di miglioramento interiore che mi porti alla persona che desidero diventare

Bene, ma ora che sto attraversando il mio periodo di solitudine interiore, su cosa devo concentrarmi?

Anzitutto, devi capire che c’è una grossa differenza tra essere soli e sentirsi soli.

In entrambi casi è una scelta.

Nel primo sei tu a decidere di farlo per migliorare te stesso. 

Nel secondo subisci una scelta che credi sia stata presa da altri quando in realtà la responsabilità è solo tua, siccome hai deciso di dare una connotazione negativa a tutto ciò che hai attorno.  

Capendo che tipo di solitudine stai affrontando, potrai quindi trovare la strada per uscirne.

Fatto questo primo passo, è altrettanto essenziale comprendere che, a prescindere dal miglioramento che stai cercando, stare da solo ti permette di essere indipendente.

In che senso?

In questo caso non parlo di manualità, ma proprio di saper sviluppare una capacità decisionale che sia in tuo totale controllo…insomma, che sia intenzionale.

Saper compiere delle scelte per questo processo giuste significa che sei stato in grado di:

  • comprendere per davvero chi sei e chi vuoi diventare
  • fare scelte solo ed esclusivamente in accordo alla persona che hai scoperto di essere
  • lasciar stare tutte le altre alternative possibili che non rispecchiano la tua identità 
  • escludere in un primo momento il contesto che ti circonda così che la tua decisione non risulti influenzata, ma sia davvero il risultato della tua volontà


Questo è il grado di indipendenza decisionale che ti porta a rafforzare la tua
autostima.

È il mezzo con cui raggiungi il cambiamento che avevi intenzione di ottenere.

Quindi, tirando un attimo le fila… 

Devi vedere la solitudine come quella condizione che ti permette di uscire dallo status quo in cui stai ristagnando.

Se per troppo tempo ti accorgi di rimanere la stessa persona, quella persona che non vuoi essere, allora è il momento di avere un confronto diretto con te stesso.

Inizia a ricercare i motivi più profondi che ti hanno tenuto immobile per così tanto e interrogati sulle soluzioni da intraprendere per incominciare a fare il primo passo verso una nuova versione di te stesso.

Certo, il cambiamento spesso spaventa ed è molto più comodo alzare le mani e non far nulla, accettando quello che viene.

Ma pensaci un attimo, non fa molta più paura restare per tutta la vita la stessa persona, senza mai muoversi neanche di un millimetro?

Non ti intimorisce di vivere un’esistenza sempre uguale per anni senza mai conoscere davvero te stesso?

Conclusioni

È vero, senza i giusti strumenti per affrontarla, la solitudine può renderti dannatamente triste e isolato.

Non conoscendo tutto il potenziale che puoi trarre da un percorso fatto solo con te stesso, resterai sempre più lontano dal trovare la tua autenticità.

E io, quell’identità l’ho totalmente stravolta da quando sono uscito da quella stanza d’hotel.

Oggi sono un’altra persona. O meglio…

Sono quello che volevo diventare. Sono davvero io.

Quell’esperienza, faccia a faccia con me stesso, mi ha permesso di essere pronto a ritornare nel mondo vero, quello dove, secondo me, ogni individuo deve stare. 

Quello in cui socializzare e affermarsi.

Dove sviluppare relazioni, avere impatto sulle vite degli altri e provare un vero senso di gioia e felicità quando si condividono attimi e ricordi.

Ma per me è solo quando provi a stare solo, quando sperimenti il suo reale potere trasformazionale, che ti rendi conto del suo vero insegnamento.

Ma ricorda: la solitudine vuole farti uscire fuori.

Non rinchiuderti.

Non isolarti.

Essa può essere solo un’opportunità per permetterti di creare i tuoi obiettivi, dedicarti a te, a quello che vuoi o che vuoi diventare per ottenere la tua visione di successo.

Certo, costa impegno, sforzo e capacità critica, ma in un mondo in cui tutti si sentono un po’ soli, in cui la solitudine è una presenza comune per chiunque…

Perché non scegliere di condividere i frutti che quel periodo ti ha portato?

Perché non decidere in assoluta indipendenza di affrontare la solitudine come un’opportunità?

E quindi, perché non scegliere di iniziare oggi la tua Crescita Intenzionale?

P.

Inizia ora la tua crescita

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